Pubblicato in L'Espresso - 20 novembre 2007
Moveable Type, installazione permanente creata da Mark Hansen e Ben Rubin per la hall d'ingresso della nuova sede del 'New York Times', è formata da 560 piccoli schermi sui quali scorrono parole e frasi, selezionate dai contenuti di www.nytimes.com, secondo un algoritmo programmato dagli autori. "Vuole essere un ritratto sia del continuo flusso di notizie trasmesse dal 'New York Times' on line, sia del quotidiano come istituzione storica", spiega Rubin, fondatore di EARstudio. L'installazione è progettata in modo da riproporre, insieme con gli articoli scritti dai reporter, i contributi e le opinioni dei lettori. "Il ruolo dei lettori è cambiato", spiega Hansen: "I loro commenti sono parte integrante del quotidiano e, in modo sempre più naturale, si affiancano alla voce dei giornalisti". <br><br>E se, di fronte a un'opera che deve tanto all'elettronica, si chiede agli autori se si tratti davvero di arte, la risposta di Hansen è: "Abbiamo una comprensione profonda dei significati dell'opera e abbiamo dedicato tempo alla cura dell'esito estetico ed emozionale dell'installazione". "Il nostro lavoro è più vicino al teatro e alla coreografia che alle arti visive", aggiunge Rubin, "perché come in una messa in scena tutto si gioca sulla capacità che abbiamo di attrarre i visitatori: se il pubblico non è incuriosito da quello che compare sugli schermi e non si ferma a guardarli, allora vuol dire che manca qualcosa, e in un certo senso la nostra opera resta incompiuta".